sabato, 16 agosto 2008
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domenica, 15 giugno 2008

Ecco qui come continua il racconto secondo voi:

Il Bindoli quel giorno mi sorprese. Non disse niente di tutto quello che diceva di solito. Se ne stava zitto zitto sulla sedia, con la faccia del gatto che si è mangiato il canarino. Quando, senza troppa speranza, annunciai come al solito che consigliavo di sospendere le indagini sulla signora Luisa, inaspettatamente concordò. "Non c'è più bisogno, cara lei. la prossima settimana chiedo la separazione" disse. Un po’ ero sgomenta: "Ma signor Bindoli, davvero, una persona più innocente di sua moglie non l'ho mai incontrata" dissi. Lui annuì: "certo, che la Luisa non mi mette le corna. E’ sempre stata così: casa e chiesa. Lei per quelle robe lì sesuali non ci ha mai avuto inclinazione". "Ma... allora?" chiesi io. “E’che ora frequento la Ilona” fece lui. "La Ilona?" feci io. "Ma sì, la Ilona", ripetè lui, con un'espressione golosa. "una bella ragazzona dell'est, che c'ha la metà degli anni della Luisa, ma per certe cose vale il doppio" esclamò, e mi fece l'occhiolino. A quel punto dissi al Bindoli che l'ultima parcella poteva anche fare a meno di mandarmela. Lui se ne andò contento come una Pasqua, e non tentò nemmeno di insistere per pagarmi. Una settimana dopo, però ricevetti un enorme mazzo di rose con un lungo biglietto.

Non mi sembrava un gesto da lui, spendere tutti quei soldi. Sul biglietto c'era un numero di telefono. Chiamai e mi rispose una voce femminile. "Cara lei” fece la signora Luisa, “la devo proprio ringraziare!". "Ringraziarmi? e perchè? intanto, neanche ci conosciamo". La signora rise. "non fare la modesta" esclamò. "me l'ha detto Verrino, che eri una professionista. e a dire la verità non mi ero proprio accorta di nulla, davvero una discrezione incredibile. D'altro canto mio marito, il Bindoli c'ha sempre avuto gusto, nelle scelte". "Dunque lei non c'è rimasta male?" chiesi. "Rimasta male? Cara lei, meglio di così non mi poteva andare. s'immagini di ritrovarsi addosso un bestione ansante e sudato che tenta bé, questo glielo lascio immaginare... Vedrà l'Ilona, dovrà ingegnarsi parecchio per far ripartire il motore, d'altra parte il Bindoli per quelle cose sessuali lì non c'ha mia avuto inclinazione". "Quindi?" chiesi prudentemente. "Quindi, appena ho visto che arrivava più tardi alla sera, e stava via l’uichend, ho capito che si stava muovendo. Sa, agli uomini di una certa età piace avere vicino donne giovani e belle. Anche se poi non sanno più che farsene!". La signora Luisa si mise a ridere. "Il Bindoli ha un buon fiuto per gli affari, ma per tutte le altre cose è come un bimbo. Sopratutto, non ha capito che una moglie la sa sempre molto più lunga del marito". "Ma lei…” feci. "Me ne sono liberata. Qui nel paese è tutto un ‘ma povera la luisa’, ‘ma guarda la cara luisa’… vedrà che se mi rifaccio una vita, nessuno aprirà becco. E poi, il Bindoli, già che c'aveva la coscienza sporca, mi ha liquidato bene!"

(contributo di: Anna)

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sabato, 07 giugno 2008

Ecco qui come continua il racconto secondo voi:

I giorni successivi passarono in fretta, e non seppi più nulla di Magda.
Mi ripetevo che me lo sarei dovuto aspettare, che incontri così non sfociano mai in niente per gente come me.
Quel martedì mattina avevo un appuntamento col Bindoli. Era un tipo noioso e petulante, ma se avevo potuto pagare le bollette degli ultimi mesi era stato solo grazie a lui.
Diceva che la moglie lo tradiva. Pedinavo da 6 mesi la signora Luisa e non avevo scoperto nulla. Aveva una vita di una monotonia sconfinata. Ogni martedì andava dal parrucchiere, ogni mercoledì faceva la manicure, il giovedì pomeriggio giocava a carte con le amiche, il venerdì faceva la spesa, ed il sabato andava in chiesa con sua cugina.
Chissà come gli era venuto in mente, al Bindoli, che sua moglie lo potesse tradire.
Forse sembrava anche a lui una vita troppo piatta per essere vera.
Veniva una volta al mese nel mio ufficio. Tutti i mesi gli dicevo che non avevo trovato nulla, che la signora Luisa forse non lo tradiva affatto, e tutte le volte lui faceva un mezzo sorriso furbo, mi lasciava parlare, si faceva mostrare le foto, e alla fine diceva: "va bene. la tenga d'occhio per un altro mese. poi vediamo".
Quel martedì non fece eccezione. Lui arrivò troppo presto, con un quarto d'ora di anticipo. Io come al solito non ero ancora pronta. Mi ci sarebbe voluta un'ora di training autogeno per sopportare quell'individuo. Ripassai la lista dei miei debiti: cinquanta euro al bar, centoventi di bolletta telefonica, 89 di bolletta della luce, per non dire dell'aggiornamento dell'antivirus. Se non mi sbrigavo a comprarlo, gli hacker avrebbero ridotto il mio hard disk ad una forma di emmenthal.
Mi aspettavo la solita arringa che mi faceva ogni secondo martedì del mese, quando arrivava vestito firmato da capo a piedi, come ogni volta che lasciava l'amata fabbrica di mobili in brianza per venire a milano. Mi avrebbe ripetuto come al solito che questa della crisi economica è una bubbola, che è tutta colpa di non giovani che non siamo buoni "di fare un casso". Poteva ben dirlo lui, che aveva tirato su un'impresa dal nulla, che era un selfmeidmen, come dicono gli americani, giacchè si era sempre tirato su le maniche e la fatica non l'aveva mai spaventato. Sulla storia della fatica calcava la mano particolarmente quando gli dicevo che secondo me non c'era nulla da indagare, la signora Luisa aveva la coscienza pulita come il bucato dopo il ciclo a sessanta gradi con prelavaggio. Sembrava quasi che lo dicessi per non far fatica, secondo lui. Io, invece, per la mia etica professionale ero un po’ turbata dall'idea di spillare quattrini ad un cliente che non sembrava affatto ansioso di risparmiarli. A quel punto del discorso, di solito il Bindoli attaccava la solfa che i quattrini non sono mai buttati via se è per una buona causa: lo sapeva bene lui, che come imprenditore puntava sempre sui cavalli vincenti. Dopodichè, il Bindoli di solito aggiungeva che ci aveva creduto subito, lui, a quell'idea di internet, che gli era venuta al Giampi, quel suo povero figliolo che era stato per anni un genio incompreso. Sissignore, i prof glielo bocciavano tutti gli anni. Perché "gli insegnanti di oggi non capiscono un casso!". Lui, invece, da vero imprenditore, l'aveva capito subito, che il Giampi c'aveva ragione. Quell'idea dei mobili e-voluti era proprio intelligente. Lui, il Bindoli, ci aveva creduto, ed era stato così che avevano fatto il tradinonlain, che così adesso i loro mobili evoluti li vendevano pure in Australia.
Mentre lui parlava io continuavo a chiedermi cosa stesse facendo Magda.

(contributo di: Anna)

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venerdì, 09 maggio 2008

Poi riprendemmo a camminare.
Percorremmo altri cinquecento metri e ci fermammo di fronte ad un mucchio di gente in fila.
C’era una ragazza in vetrina che fingeva di far l’amore con un serpente. Aveva un abito leopardato. Sul marciapiede una trentina di uomini la fissavano. Qualcuno faceva commenti.
Tirai Magda per la manica: "Non sarà pericoloso?" le chiesi. “Il serpente, dico” aggiunsi.
"Ma no” disse lei. “L'hanno raffreddato ben bene" aggiunse.
Il rettile aveva uno sguardo ebete, infatti.
Magda mi sorrise e annunciò: "io lavoro qui". "Puoi restare, se vuoi" aggiunse.
Mi voltai a guardare la coda.
"Io ho un ingresso separato" disse Magda: "Puoi passare di là anche tu”.
Non riuscivo a staccare gli occhi dalla vetrina mentre la seguivo. "Ma è legale?" le chiesi.
“Ci sono tante casalinghe che vanno in giro molto più da guerra di così” disse lei, “anche se a prima vista non si direbbe”. "Allora, vieni?" fece, e indicò una via laterale. Doveva esserci l'entrata per lo staff.
L'idea di vedere Magda, la mia Magda, con pochi vestiti addosso, forse nuda del tutto, circondata da maschi obesi in erezione, che da lì a poco si sarebbero andati a masturbare nei bagni, mi dava fastidio.
“Non sono pronta” dissi. Pensai che dopo sarebbe stato tutto in salita, per noi due.
"Va bene allora” disse. “Buona notte" aggiunse.
Era già nel buio del vicolo quando fece: "Ti chiamo, se so qualcosa in più della testa".
“Okay” dissi, “okay”, e c’era ormai più  solo il vicolo buio nella notte, e una musica che sembrava venire da lontano.

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giovedì, 24 aprile 2008

Ecco qui come continua il racconto secondo voi:

"Lui chi?" feci, ma capii mentre lo dicevo: il suo collega, l’ex fidanzato.
"Bel ragazzo" commentai. Mi sentivo sciocca: Magda aveva gli occhi pieni di lacrime.
"Un bello stronzo" disse.
"Com’è che sta in televisione?" feci.
"E’ in una specie di progetto umanitario" disse Magda. Si asicugava gli occhi con la manica. "Si tratta di adottare cani del Congo. Per via della rabbia" disse.
Adesso era più calma.
"La rabbia e molto diffusa in quei paesi” disse. “Sai di che si tratta?” aggiunse.
Feci segno di no.
"Si trasmette col morso dei cani” disse, “ed e mortale. Anche per l’uomo è una malattia incurabile”. Tirò su col naso: “Ma ci si puo vaccinare” fece, “Solo che il vaccino costa tanto in paesi come quelli"
Tirò ancora su col naso. Col dito le asciugai una lacrima che aveva raggiunto il mento.
"Chissà com’è” disse poi “che nessuno si chiede come mai si dà tanto da fare proprio col Congo".
Pensai che non poteva essere una frase buttata lì per caso.


(contributo di: Anna)

 
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domenica, 13 aprile 2008

Ecco qui come continua il racconto secondo voi:

"Chissa come faranno ad identificare il corpo" disse.
“Dall’impronta dentale, dal DNA…” feci. Stavo cercando di dire qualcosa di sensato. Lei chiese il conto.
Il ragazzo con la pelle scura che ce lo portò era bello, molto bello. "Offro io" annunciò Magda con entusiasmo, e restituì il piatto con i soldi. Guardò il ragazzo come se volesse mangiare anche lui. Il nero le sorrise ed accennò a mandarle un bacio col palmo della mano.
Quando fummo fuori, lei mi riprese a braccetto. "Dai, accompagnami per un pezzo" disse.
Sentivo il suo petto contro il mio braccio.
"Dove vai?" le chiesi.
“Qui vicino”, disse lei. Io pensai che sarei andata con lei ovunque.

Camminammo cosi strette per un pezzo, lungo strade secondarie.
C’era profumo nell’aria, e tranquillità. Le nostre gambe cavalcavano il selciato all’unisono, come soldati in parata. Chi ci incontrava ci guardava.
Magda si fermò davanti ad un negozio di elettrodomestici. C’era un maxischermo al plasma. Si trasmetteva una puntata di viaggi avventurosi. La conduttrice stava intervistando qualcuno. Un’altro bel ragazzo, con grandi occhi verde oliva. Non si capiva quello che diceva, per via del vetro, ma si intuiva che parlavano di cani e del Congo. "E’ lui" mormorò Magda.

(contributo di: Anna)
 
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martedì, 01 aprile 2008

Ecco qui come continua il racconto secondo voi:

"Ma a te interessava della testa, quella spappolata, no?" disse Magda.
“E’ una balla” dissi io.
Giocherellava col bicchiere. “Per niente” fece.
Io annuii, senza entusiasmo. Non ero più così sicura che mi interessassero quelle ossa martellate e quel cervello ridotto una poltiglia. Adesso mi interessava di più lei. Magda si sporse in avanti, verso di me, e io sentivo il suo odore.
"Devono avergli proprio fatto un bel servizio, dopo averlo ammazzato” disse. “Uno sfregio, tipo" osservò.
"Cioè?" feci.
"L'hanno spappolato a colpi di mazza” disse lei. “Una mazza bella pesante, a giudicare dai colpi" disse.
"Perché dici che lo hanno fatto dopo averlo ammazzato?” chiesi.
Magda prese un pezzetto di pane dal cestino e ci rovesciò sopra una grande quantità di olio. "E’ evidente" disse, prima di addentare il pane. Masticò lentamente guardandomi con gli occhi grandi, poi ingoiò il boccone e sporse la mano per prenderne un'altro. "I morti non sanguinano" osservò.

(contributo di: Anna)
 
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giovedì, 20 marzo 2008

Ecco qui come continua il racconto secondo voi:

“Incompatibilità ambientale" disse Magda.
"Hai litigato?" dissi.
"Il tizio dello studio in cui lavoravo” disse Magda. “Avevamo una specie di storia”.
Pensai a come doveva essere Magda a dodici anni, quando la pelle comincia a tendersi sui muscoli e non pende più dalle ossa.
“Trovati un altro studio" dissi.
"Il bastardo mi ha fatto terra bruciata intorno" disse Magda.
"Così hai cominciato a fare la spogliarellista" dissi,
Lei scosse la testa: "Quello lo facevo già prima" disse.
Mi voltai a guardarla. Aveva un profilo ossuto. Cosa pensava quando l’ultimo brandello di tessuto le cadeva di dosso?
“Ero sempre a corto di soldi” disse. “A fare il veterinario ci campi male se non sei un nome”.
“E adesso ti tocca fare anche la commessa” dissi.
“Non è male fare la comessa. Tu che mi dici?" fece.
"Non è male fare l'investigatrice” dissi ridendo. “Però anch’io sono sempre in bolletta".
“Le pizze allora le offro io” fece. “Del resto le ho mangiate quasi tutte io" disse, poi mi squadrò. "Alzati un attimo" disse, guardandomi con occhio esperto. "Avresti successo nel settore" aggiunse.
"No grazie” dissi. “Non voglio fare la veterinaria" dissi, e scoppiammo a ridere.
Pensai a come ci si deve sentire quando l’ultimo brandello di tessuto ti cade di dosso e sai che gli uomini che ti guardano tra poco si masturberanno pensando al tuo ventre.

(contributo di: Anna)
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sabato, 15 marzo 2008

Ecco qui come continua il racconto secondo voi:

Il barista si avvicinò al tavolo strapazzando uno strofinaccio sporco fra le mani.
"Fra dieci minuti chiudo" annunciò.
Magda ed io ci guardammo.
Pagai e ci alzammo.
Uscendo lei mi prese sottobraccio e mi chiese: "che ne dici? andiamo a mangiarci una pizza?". Io annuii. Mi piaceva sentire il dorso della sua mano contro le costole e il suo fianco duro contro il mio.
Andammo in una piccola pizzeria lì vicino. "Ci vengo a pranzo. Si mangia benino e non è caro" disse Magda. Non c’era nessuno.
Ci sedemmo e lei sorrise: "Quando mi hai detto che eri un'investigatrice, pensavo scherzassi" disse.
"Perché?" feci io.
"Ho sempre pensato fosse una cosa da uomini” disse. “Sai, Poirot, Maigret, Colombo, Derrick..." asse" disse.
"E Agatha Christie?" chiesi.
"E’ una scrittrice” disse. “L’investigatore sembra un mestiere da maschio. Anche un po' trucido" disse.
"E invece..." feci mentre il cameriere ci metteva davanti una mega pizza. Magda la divorò in pochi bocconi. Io, invece, ne avevo mangiata poco più di mezza, e mi sentivo piena da scoppiare.
"Non la mangi quella?" chiese lei. "Non ti è piaciuta?" chiese. "Ti secca se la finisco io? " aggiunse.
"Allora?” feci: “Com'è che hai appeso il camice al chiodo?" insistetti.
"E’ una storia lunga" disse lei.
"Non abbiamo fretta, no?" dissi io.
Magda bevve la sua birra e le restò un velo di schiuma bianca sul labbro. Allungai il dito e glielo asciugai.

(contributo di: Anna)
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giovedì, 13 marzo 2008

Ecco qui come continua il racconto secondo voi:

Decisi di provare a capire: “Cosa facevi prima di fare la commessa?" le chiesi.
Era sulla difensiva.
"Sono sotto inchiesta?” chiese ridendo.
Misi la mia mano sulla sua.
Lei prese una delle tartine e l'addentò.
"Non ci crederesti" disse. "Facevo la spogliarellista e la veterinaria" disse.
"Tutte e due le cose? " dissi.
Lei prese un'altra tartina.
"Suona strano che tu sia una veterinaria” dissi. “Fare la spogliarellista in fondo è un po’ banale" dissi.
Lei prese la terza tartina. Il piatto era vuoto. "Hei” dissi voltandomi verso il barista. “Portaci altre due tartine!" dissi. "Non è che si cena con l'aperitivo" brontolò lui da dietro il bancone. Magda rise. Non ridacchiò né sorrise. Non fece smorfie. Rise proprio, con quella risata leggera che mi aveva incantato. "E di cosa ti occupavi come veterinaria?" feci.
"Piccoli animali” disse. “Animali esotici, pesci, uccelli, un po' di tutto” disse. Divorò l'oliva che galleggiava nel suo bicchiere. “Chissà cosa penserai” fece lei, “quando ti dirò che il coniglietto da compagnia è identico a quello che finisce in pentola, solo più piccolo"
Il barista appoggiò sul tavolino un altro piatto di tartine. Magda ne afferrò subito una. "Devi avere un metabolismo pazzesco" osservai. “Hai i muscoli che ti scattano sotto la pelle” dissi. Lei rise guardandomi.
"E com'è che non fai più la veterinaria?" chiesi.

(contributo di: Anna)
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